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L'INSONNE 

Il personaggio creato da Giuseppe Di Bernardo che annovera tra gli autori del suo staff anche Daniele Statella

 

DIABOLIK

Statella è anche tra i collaboratori del celeberrimo re del terrore 

 

 

Direttamente dal portale  ecco la recensione dell'ultimo volume della trilogia del giorno di Daniele Statella.

 


LA FINE DEL GIORNO, DANIELE STATELLA
Statella chiude la sua 'trilogia del giorno' con un epilogo forte ed emozionante
trucco!

trucco!

La copertina del volume trucco! UN NUOVO GIORNO PER STATELLA. O FORSE NO, FORSE È SEMPRE LO STESSO, ma più disperato, struggente, malinconico. Il mistero, l’orrore mascherato dietro facciate familiari che adombrava la vita dei protagonisti dei primi due volumi (“Domani è un altro giorno”, “Un giorno perfetto”), ha lasciato il posto ad una tragica consapevolezza: il mondo conosciuto è ormai un ricordo sbiadito, un nuovo spaventoso ordine domina oggi la Terra.
   La fuga di Carlo, Sabrina e Fabio, inseguiti da mostri partoriti da un improvvisa apocalisse, si conclude con un tuffo tra le fogne dell’ex ospedale, e se per Fabio il destino appare da subito incerto e illeggibile, la possibile fine per Sabrina si trasforma in un nuovo inizio: salvata da una comunità sotterranea che da anni combatte l’avvento delle terribili creature, la ragazza scoprirà il segreto che lega la sua razza a quella dei demoni, e dovrà fare una scelta, sofferta ma necessaria, per restituire un barlume di speranza a sé stessa e al mondo.
   “La fine del giorno” conclude nel migliore dei modi la trilogia horror inaugurata dal talentuoso autore vercellese nel 1998 con “Domani è un altro giorno”. Un finale chiuso e al tempo stesso aperto ad imprevedibili sviluppi, in cui l’amore, anche se impossibile, riesce a regalare un tenue sollievo ad un presente in cui morte e distruzione riempiono di lacrime gli occhi. Rispetto ai due precedenti capitoli, le incursioni nella spensieratezza adolescenziale e nello splatter si attenuano, lasciando spazio ad un romanticismo e ad una malinconia di fondo sofferta, dolente, ben assecondata dal tratto sempre più maturo di Statella (assistito alle chine da Luca Pastore).
   Un epilogo forte capace di regalare emozioni.

Daniele Statella, La fine del giorno, Saviolo Edizioni, euro 8

Giovanni Scalambra  


Di seguito invece l'intervista realizzata dalla galleria Perosa Arte all'autore.

 

 

Come sei diventato disegnatore di fumetti?

L’esperienza alla Scuola del Fumetto ha influenzato e orientato il mio percorso artistico verso un tratto decisamente realistico. Ma andiamo con ordine… tutto inizia nei lontani anni settanta quando un piccolo bambino dai capelli ricci (allora avevo anche i capelli!) passeggiava con il nonno per un sentiero di montagna. D’un tratto uno strano verso di animale, probabilmente un cane, turba la tranquilla passeggiata. “Nonno… che animale è?” “Una giraffa” risponde sornione il nonno senza sapere di aver innescato un processo inarrestabile di curiosità nella mente del bambino. “ E come è fatta la giraffa?” insiste il piccoletto. Così preso un foglio di carta e una matita il nonno fa una magia… disegna una giraffa.

Ancora oggi inseguo quella splendida magia.

 

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Ho sempre amato la linea chiara, quindi tra i miei autori preferiti ci sono senz’altro tutti i grandi di quella scuola, da Moebius a Manara, fino ai recenti autori bonelliani. Però adoro anche Frezzato, Serpieri, Pratt, Liberatore, Miller, Pazienza e Milazzo

 

A quale esperienza nel campo dei comics sei più legato?

Sono stato letteralmente folgorato dalla poesia di Tiziano Sclavi e credo che Dylan Dog abbia rappresentato un punto di riferimento oltre che per me anche per molti altri aspiranti autori di fumetti. Incontrai Sclavi alla Bonelli; avevo vinto un concorso per fumettisti in erba indetto dal mensile “Tutto” e Mauro Marcheselli, redattore di Dylan Dog, stava valutando i miei lavori quando entrò Sclavi, avvolto in una lunga mantella verde scuro, con un paio di scarpe Clark dai vistosi lacci arancione. Non gli dissi niente, gli strinsi solo la mano; loro parlarono qualche minuto e poi lui si dileguò di nuovo da dove era venuto, come una figura eterea. Mi colpì molto. Da allora cominciai scrivere un mio fumetto.

 

Quindi hai inventato personaggi e storie?

Sì, ho creato una vera e propria trilogia, che poi ho chiamato “Trilogia del Giorno” (Edizioni Saviolo), dai titoli dei tre volumi (“Domani è un altro giorno”, “Il giorno perfetto”, “La fine del giorno”). Lo spunto nasce sicuramente dal mio amore per le situazioni claustrofobiche. I personaggi che si muovono all’interno della trilogia sono costretti a vivere rinchiusi come in una gabbia, la gabbia del giorno, nella stessa unità di tempo e di luogo, in una situazione apparentemente chiusa e senza vie d’uscita. Questo giorno sembra non finire mai e i protagonisti non riescono mai a fuggire dal luogo in cui si ambientano le vicende che è la città dove abito, una Vercelli ricostruita in parte con scenografie realmente esistenti.

E poi ci sono le mie paure, quelle di bambino, più che altro la paura del buio. Finché c’è la luce tutto va bene, ma quando si spegne dal buio possono uscire i mostri… il tutto condito con cinema horror splatter di serie b, pellicole come Nightmare, Venerdì 13, Halloween… e naturalmente mescolate con Dylan Dog. Insomma un calderone di cose che mi piacciono visto che sono fumetti in cui l’editore mi ha dato la più totale libertà espressiva senza vincolarmi da esigenze puramente commerciali.

 

 

I tuoi progetti per il futuro?

Al momento non ho fumetti all’orizzonte perché sono assorbito completamente dal mio lavoro principale, quello di illustratore per Mondadori, ma vorrei riprendere al più presto il mio personaggio di Laura Melies per una miniserie sempre edita da Saviolo

 

 

 
Qui invece due link al sito nonleggere.it che ospita una bella video intervista con scheda di Laura Mèlies

Laura Mélies di Daniele Statella

Daniele Statella

 
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